Altrove

14 aprile 2007
C’è Michelle, c’è Marinella, c’è Blackbird, c’è Bess, c’è il signor P.C. Tutti lì, dentro un pianoforte, un contrabbasso e una batteria. Che tu non penseresti mai che ci possa stare tutta quella gente insieme dentro una cosa sola.
E non diresti neanche che loro sono una cosa sola, finché non li senti suonare.
Poi quando suonano devi stare zitto per forza. Guardi il sorriso di Rea e ti viene il sospetto che quello lì abbia proprio capito tutto di come si sta al mondo. Poi dopo, molto dopo il concerto, lui ti dice che è bello girare così, dalla Sardegna a Shangai, ma che a casa c’è un frugoletto di tre mesi e mezzo che lo aspetta. E allora non è più un sospetto. Tu, caro mio, hai davvero capito tutto.
E poi c’è Fast and Furious, che si mette lì con la tua penna a scrivere una pagina di amore per il jazz, anche se il dopo concerto comincia a fare effetto.. E poi ci sono gatti di razza, ma di quelli proprio col pedigree perfetto, che si fanno vedere e poi scappano, gatti in amore che vanno a fare le fusa da qualche altra parte.
Ci sono anche promesse di viaggi musicali bellissimi, inutili pacche sulle spalle e coccole inconsapevoli, ci sono parole belle che arrivano da sconosciuti per cose successe settimane fa, ci sono mille altre cose.
Ecco, questo è tutto quello che non potrò mettere nel prossimo pezzo..

***

08 Aprile 2007
Carmen McRae

Sì, lo so, è pasqua.
Ma oggi io devo fare degli auguri molto speciali.
A una donnona, una di quelle grandi, praticamente gigantesche.
Si chiamava Carmen. Da giovane era affascinante, ma a me, chissà perché, piace ricordarla imponente e con quel viso rugoso, che in fondo era brutto.
Poi mi piace chiudere gli occhi, e ascoltarla cantare. E vedere un colore scuro, graffiato, come su una tavola di legno non lavorato. E mi viene voglia di toccarlo, anche se la sensazione non è né di una cosa liscia né morbida. Dà la sensazione di una cosa reale, semplicemente. Né lavorata né artefatta. Semplicemente messa lì da qualcuno.

Quando era giovanissima suonava il pianoforte. E aveva scritto un pezzo, “Dream of life”. Billie Holiday aveva deciso di inciderla. E lei l’ha ringraziata praticamente per tutta la vita, cantando in ogni singolo concerto almeno un pezzo che fosse in qualche modo legato a Billie.

Ascoltatela cantare della sua New York, o mettetela a interpretare un brano di Monk. Lei sposterà tutto quello che Monk, bontà sua, aveva deciso di lasciare dritto. E rovescerà quello che già Monk aveva spostato. Ed era parecchio.
Ascoltatela cantare di farfalle, di campane, di cuori stupidi, di amori e di swing.
Doveva lottare con un pezzo da novanta come Sarah per farsi conoscere dal pubblico, ma c’è riuscita. Con tutto il rispetto, Sarah se la sognava la dote di Carmen.
Carmen stava dentro i pezzi, li smontava e li rimontava da dentro.
E quando raccontava le sue storie, quello che aveva da dire arrivava comunque. Qualunque fosse la lingua di chi la ascoltava cantare.
Auguri Carmen McRae, per quello che sarebbe stato il tuo 87esimo compleanno.
E grazie di tutto.

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