Rosario Giuliani corre come un pazzo. Alla velocità del suo suono, decisamente. Arriva e scombina tutto. Standard? Sì, belli, ma aspetta, facciamo quelli più belli. Facciamo Tadd Dameron. E Wes Montgomery. E facciamo «Misterioso». Beh, vuoi dargli torto?
Quando arriva sul palco si soffre. Un istante, ma si soffre. Vuole tutto avanti, incredibilmente avanti, e in effetti nei suoi dischi suonano così, eh, non c’è niente da fare. Ma basta capirlo. E anche per quattro musicisti che con lui non hanno mai suonato diventa una bella corsa questo concerto. Una corsa di quelle che ti spaccano ma poi hai i polmoni aperti, rigenerati, ti senti come se ogni poro della pelle incamerasse aria.
Giuliani fa una miliardata di note, e forse sì, forse ha dentro il demone del sassofonista, e ogni tanto va un pelino oltre. Ma cosa gli vuoi dire? Quando attacca «Dreamhouse» mi vengono i brividi. E quando riduce il suono a nulla, quando dal sax esce solo il suo respiro, ed è un respiro lungo, non è un istante, è proprio un suono quello che sta cercando. Il suono del nulla, forse, o di tutto quello che c’è dentro il suo sax quando non è ancora suono. Forse cerca quello. E fa uno sforzo immane. Prova a cercarlo tu, il suono del nulla. Dev’essere un inferno.
E poi riprende. Alza il sax in alto con il braccio, questo piccolo gigante. Il sax arriva dove lui non può, ben oltre metri e centimetri, ovviamente. Ma è lui a farlo arrivare lì, e quando finisce il concerto glielo leggi in faccia.
Tag: jazz, live, rosario giuliani
20 Aprile 2008 alle 9:37 am |
Ah che bello. Voglio anch’io delle serate così.
20 Aprile 2008 alle 2:22 pm |
Ah beh, la prossima è venerdì. Fai un salto?
22 Aprile 2008 alle 6:17 pm |
lontanuccio
22 Aprile 2008 alle 7:59 pm |
niente male ragazza, insisti
22 Aprile 2008 alle 8:19 pm |
Ma grazie Diogene. Felice che ti sia piaciuto passare da queste parti.
Fass, e dai.. solo perchè c’è il mare di mezzo?
30 Aprile 2008 alle 12:07 pm |
Ah, che dire, questa è vita vrbrante, proprio come piace a me!
Bel racconto di emozioni