Eppemettepet

Per mestiere scrivo. Faccio mille lavori e neanche uno vero, ma in sostanza scrivo. E non sono assolutamente né una scrittrice e neanche una giornalista nel senso esatto del termine. Per ora scrivo. E scrivo solo perché sono dolcemente ossessionata dalle parole. E a volte il cervello di quelli che scrivono impazzisce per certe cose. Io oggi sono impazzita per una cosa che ho letto, è tutto il pomeriggio che ci penso. Perché avrei reagito nella stessa maniera. E adesso, siccome l’ho trovata in un libro, mi metto qui buona buona e la copio.

Certe cose le trovi solo nelle pagine locali dei giornali. Finisco ad Agrigento e apro «La Sicilia». Cronache di Trapani. Sotto l’annuncio dell’apertura del nuovo Auditorium (da segnalare per una caratteristica che a me sembra irresistibile: i posti a sedere sono 999. Non uno di più, non uno di meno. Sembra un prezzo da supermercato), sotto l’annuncio dell’Auditorium trovo un titolo indimenticabile. Testuale, su cinque colonne: Giuseppe emette petali. Mi fermerei qui, ma per dovere di informazione vado avanti. Sommario: A Vita altro fenomeno del ragazzo miracolato. Occhiello: Un medico avrebbe assistito alla fuoriuscita di un bocciolo dalla bocca del giovane. In altre parole: Giuseppe emette petali. Grande. Perché io me lo immagino il redattore trapanese che cerca faticosamente il verbo: sputa petali? no, li vomita? ancora peggio, li espelle? li espettora? Li emette. Come fossero francobolli. Se era un verso e l’aveva scritto Montale, era poesia pura. E invece è un titolo di giornale, e allora è comicità pura, cosmica. Con quel Giuseppe messo lì senza chiarimenti, come fosse un personaggio biblico, e il terzo giorno Giuseppe emise petali, chissà poi perché petali e non fiori, Giuseppe emette un fiore, in effetti è tremendo, meglio petali. Giuseppe emette petali. Eppemettepet. Un artista. Lui, il redattore. Chissà se almeno per un attimo la tentazione l’ha avuta di mandare tutti al diavolo e titolare canagliescamente: gli spunta un fiore in bocca.

Ultime notizie dalla Sicilia, in «Barnum» di Alessandro Baricco (Feltrinelli, 1995)

Ecco, a parte l’ultimo avverbio, a parte la consecutio prestata all’indicativo imperfetto (perché per farlo bisogna essere molto sicuri della propria scrittura, e qui c’è ancora pane da mangiare), a parte queste due cose, io avrei reagito così.

E quel suono, eppemettepet. Scriverlo così. Chapeau.

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3 Risposte a “Eppemettepet”

  1. Sara Dice:

    “e qui c’ancora pane da mangiare” — se avessi avuto un Tumblr lo avrei trascritto immediatamente con piena condivisione.

    Mi hanno regalato “castelli di rabbia” di Baricco tempo fa e mi ha deluso notevolmente: la sua scrittura è troppo compiaciuta, non mi trasmette nessuna suggestione. La mia ammirazione per gli italiani si ferma inesorabilmente al neorealismo. :-D

  2. porgy&jazz Dice:

    Beh, ti confesso che io lo leggo volentieri, ma a volte quella sensazione prende pure me. E forse Castelli di rabbia è quello che mi è piaciuto meno. Però Barnum è una bella lettura, mi intriga la scelta delle parole per la descrizione degli eventi (è una raccolta di recensioni, o quasi, in cui lui poteva raccontare a modo suo qualcosa a cui aveva assistito: da un’opera lirica a una partita di hockey). Spesso è molto narrativa e poco giornalistica, ma mi serve proprio per individuare una linea di confine.

    Per il resto non leggo molto gli italiani, ma non toccatemi Camilleri :D

  3. pina Minuscolo Dice:

    Si ma a me… non toccate Baricco! ahaha. Da brava e perfetta ignorante quale sono (terza media portata con stile, diciamo che non la dimostro) adoro Baricco. Non fa testo la mia passione… anche perchè se mi si toglie dalle cinque righe non leggo volentieri più di quattro righe… (ardita… so che porgy la coglierà). I Barnum sono fantastici… letti e riletti. Essendo appassionata… ho trovato Castelli di rabbia “rileggibile” a più riprese, anche per il legame con gli altri libri (seta in particolare). Presto avrò un diploma e saprò con onore esprimere pareri meno personali e più tecnici (ammesso e non concesso che comprare un diploma dalla mafia cinese possa infondermi sapienza e criterio tali da potermi arrogare il diritto di giudicare uno scrittore) (ci tengo a precisare che il diploma comprato dalla mafia cinese è semplicemente una battuta. Lo acquisterò attraverso una scuola privata per apatici cronici e fannulloni, applicandomi nello studio il tanto necessario per passare le prove d’esame) (Soprattutto mi applicherò nel lavoro per procacciare il denaro per la retta annuale più salata delle pizze di pasqua) (Se inizio un’altra parentesi, porgy, sei autorizzata a sfregiarmi in volto) (appunto)

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