Il viaggio.
Fino a Cagliari con Chiara (Chiara è il TomTom) a cui abbiamo tappato la bocca.
Tanta strada ma siamo tutti belli carichi. C’era Pat Metheny a farci compagnia (e chi lo sapeva che avremmo trovato il batterista, con la testa bacata che mi ritrovo..) e abbiamo cantato allegramente tutto il tema di Have you heard e tutto il resto.
Il b&b.
Stanza molto carina. Essenziale, direi. Mansarda soppalcata (o soppalco mansardato?). Zero specchi, zero bagno (a un passo, ma pur sempre fuori dalla stanza). Ascensore cigolante. Però parquet per terra e finestra sul soffitto. A 25 euro ci sta.
La fiera.
Qualche calcolo sbagliato, e così il b&b non è in centro storico. No, è a punta casino. Precisamente 45 minuti a piedi. Ma poi la fiera è davanti a te. Dopo 45 minuti.
I concerti.
Vado in ordine.
Giorno 1.
Rava-Bollani: io non amo Rava, ma Bollani sveglierebbe anche le pietre. In versione Ecm è un po’ in giacca e cravatta, non mi dispiace proprio. Ma dal vivo leva la cravatta. Ed è un piacere, anche se siamo seduti per terra.
Martignon: una delle meraviglie di questo festival. Non vedo l’ora di risentirlo.
China Moses: Figa che sa di esserlo. Bella voce, credo. Suoni di merda. Tutto sui medi. Inascoltabile. Se è brava lo saprò in un’altra occasione.
DeJohnette: non si può dire nulla che non sia già stato detto. Da dimenticare davvero.
Ray Gelato: dice bene la tartarughina, c’è aria da matrimonio del padrino. Quindi ci si diverte da morire, non c’è scelta.
Giorno 2.
Tre sax per tre accordeon: a parte che l’accordeon era uno, perché l’altra era una fisarmonica e l’altro ancora un pianoforte, mi sono divertita un casino. E lo so che mi ripeto. Ma io amo il sax soprano e amo Javier Girotto.
Max Ionata e Luca Mannutza: da risentire in altra occasione, perché Ionata non mi ha convinto molto ma voglio capire meglio.
Anne Ducros: la prima cantante vivente di swing puro che mi incanta dopo tanto tempo. Comprato il disco subito. Ha uno scat che sembra parlato, ma acchiappa certe tensioni che sembra ti tagli in due l’armonia.
Balentes-Marcotulli: percussionista da paura, poco altro da segnalare, almeno finché non sistemano un po’ il progetto.
Larry Corryell: bello, ma iniziavo a essere un po’ distrutta per ascoltarlo in piedi con cognizione di causa.
Nat Trio: Arrivo in tempo per Song for my father. Adorabili. On the rocks ma meravigliosi come sempre.
Sean Jones: era uno degli appuntamenti che avevo cerchiato e sottolineato. Bel gruppo, bel trio. Ma forse mi aspettavo fuochi d’artificio. Non so. Da sentire su disco.
Rossella Faa: sentito troppo poco di quello che ha fatto, ma tutti ne hanno detto benissimo e a me è dispiaciuto molto non capire una parola di cagliaritano.
Minino Garay y los tambores del sur: belli da vedere (coreograficamente, non esteticamente..) e da sentire. Allegri, divertenti, precisissimi, grandiosi. La seconda meraviglia del festival. Di Girotto ho già detto, vero?
Giorno 3.
“El negro” Hernandez con i fiati della Pmjo: Terza meraviglia. El Negro è la solita macchina del tempo, con il piede tiene clave e charleston, con l’altro gioca a calcetto, intanto improvvisa, fa il caffè, distribuisce partiture.. Vabbè, non proprio ma quasi. L’orchestra fantastica.
Susana Baca. Bello, ma non è il mio genere.
Elena Ledda con la Marcotulli: meravigliosa Rita da sola, il resto molto meno.
Ada Rovatti: Mi sono morsicata le mani quando ho scoperto che aveva rifatto il set con la Ducros. Ma Over the Rainbow è stata favolosa.
Il Woodstore: i nuovi pezzi sono proprio belli. Avevano tanta di quella energia che sembravano dopati. Non vedo l’ora che registrino il nuovo disco.
Machado: bel trio, ma accusavo già la distruzione fisica.
Fonseca: Bello e bravo. Ma bello di brutto. E bravo di brutto.
Stanko: sarà, ma chi dice che ha in mano l’eredità di Chet secondo me bestemmia.
Wallumrod: Ero distrutta.
Chat noir: un tantino sopravvalutati?
Zuniga (che non è scritto così ma vabbè): ho ballato un po’, poi ho pestato qualche piede e me ne sono andata.
Giorno 4.
PMJO: già detto, confermo tutto e rilancio.
Omar Sosa con i tenores: come dice qualcuno, per soldi si farebbe qualunque cosa. All’inizio era pure bello. Poi si sono lanciati. Disastro.
Molvaer/Kleive: No, vi prego, un altro concerto in piedi no.
Naima Trio: Bellissime, con una carriera da sogno davanti, mi auguro. Francesca in grandissima forma.
Gal Costa: a parte i suoni da bagno piastrellato, mi sono cantata tutti i pezzi di Jobim. Del resto lei girava il microfono verso il pubblico. “Su, cantate”. E io quei pezzi ci ho messo una vita per impararli in portoghese. Son soddisfazioni.
Ron Carter: Due ore dopo cui non si può ascoltare niente. No, bisognava ritornare a casa e basta.